Perché The Expanse potrebbe essere il prossimo Trono di Spade (e altre scemenze seriali)

Avevo in mente un post, fortunatamente rimastomi “nella penna”, sul fatto che l’eccesso di disponibilità di contenuti seriali audiovisivi saboterebbe la volontà di consumare i contenuti stessi. Una considerazione nata dal fatto che, da quando ho Netflix, raramente sono andato oltre all’episodio pilota delle molte serie disponibili.

Continuum e Orphan Black con potenziale, soprattutto per le protagoniste femminili (eh, lo so, pessima ragione critica), ma le guarderò quando ho tempo. The Travelers versione povera e approssimativa di Continuum – e, a monte, di Terminator, che già di suo non brillava per originalità scifi – Supergirl (registrato dalla tv) mi ha fatto addormentare al primo episodio. Ascension da vedere un paio di episodi, spoilerarsi il finale anomalo e andare otre. Carina anche la tizia di iZombie, ma boh. E Crazyhead, al di là del promettente girl power, mi ricorda il fratello goffo della serie prodotta da Kevin Smith sul ragazzo che acchiappava i demoni perché i genitori gli avevano venduto l’anima al diavolo (il titolo non lo ricordo, e non ho voglia di googlare). Ah, già, e Dirk Gently: un gigantesco “meh”.

A suo tempo ho bingewatchato qualcosa e l’altra teoria en passant era che determinate serie le “reggi” solo se te le sciroppi in un colpo solo. Ho finito Jessica Jones (complice Lei, complice Tennant, ottimo sottotesto tematico, sul momento mi aveva “preso”), ho rigettato Daredevil e mi tengo lontanto da Luke Cage nonostante tutto ciò che appartiene al multiverso Marvel lo prescriva il medico… anzi, il Dottore.

Poi, ho cominciato The Expanse. E questa idea farlocca secondo cui è la troppa offerta a non farti andare avanti della visione, semplicemente, ha fatto PUFF! ed è svanita come Darkwing Duck nella notte. Già dal pilot The Expanse ha tutto quello che serve per farmi continuare la visione. Tra l’altro, tutto quello che Dirk Gently non ha. Che pure, la chance del secondo episodio a qualche settimana di distanza l’ho data anche a lui.

Mettiamoci una parola chiave: complessità. The Expanse mette in scena un universo coerente, complesso, che si svela pian piano, ti immerge, cambia le carte in tavola. I personaggi non sono “simpatici” ma hanno un senso narrativamente, al netto di qualche autoerotismo nella scrittura dei dialoghi. Guarda a Game of Thrones, e lo fa nella maniera giusta: dall’universo fantasy, storicamente accurato, a quello space opera, in effetti il passaggio è breve. E la space opera, lo volesse santo Ike, potrebbe tornare. Magari.

Forse la prima ondata di eccellenza televisiva è passata, e le nuove serie guardano almeno a un precedente di successo. In questi termini, Dirk Gently fallisce nell’essere una specia di Doctor Who: tutti sopra le righe, overreactions, passaggi incomprensibili e bislacchi che “ti spiegheremo se continui a guardare”. Grazie, no. Oddio, magari, se ho tempo (che diventa un “no”). E poi Hot Fuzz può cazzeggiare con i due sbirri, e farlo bene; tu no.

Il filo diretto di marketing tra The Expanse e Game of Thrones, volendo, è lì che pende. Anche la serie più recente è tratta da romanzi, dell’autore James S.A. Corey, e ho visto con i miei occhi uno strillo di George R.R. Martin sulla cover di uno dei volumi. Vedremo se sarà possibile una replica del successo delle vicende di Grande Inverno e dintorni.

Non ho idea della risonanza, o meno, che The Expanse stia avendo sui media mainstream. Ricordo che l’apparizione in chiaro di Game of Thrones, sulla Rai 4 ancora paradiso dei nerd, fu preceduta da molte complicazioni, messe in onda a tarda notte per gli originali (tutte quelle scene di sesso!), lamentele di associazioni di lamentatori. Il fenomeno, indicativamente, era già esploso altrove.

Quindi: basterà Netflix, e il passaparola, e l’attualità auspicabile della space opera (vedi alla voce: “Trappist-1”) di fare di The Expanse un fenomeno come Game of Thrones? Va puntualizzato, tra l’altro, che rispetto all’opera di Martin siamo davanti a una serie più “piccola”: probabile meno budget in partenza, complessità presente ma non ai livelli di GoT; dalla sua, casting centrati a differenza della maggior parte delle serie di genere; e questa volta non parlo solo dell’avvenenza delle fanciulle. Sono molto curioso. Intanto, torno a guardare.

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