Il gatto mi ha mangiato i libri

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Non rassegnarsi alla Banalità Ingombrante

Alè, torniamo alla militanza almeno teorica a qualche mese di distanza dalla sbornia del Referendum Week. L’occasione me la forniscono un azzeccatissimo verso di canzone, il raccogliersi di alcuni spunti concomitanti e un post del brillante Angelo Benuzzi.

Cominciamo dalla canzone. Mr. Ivano Fossati, nientemeno.

In piena decadenza le parole non hanno chance. Grazie, mr. Fossati, rimani il miglior cantore della modernità attualmente a nostra disposizione, e speriamo che l’idea di ritiro dalle scene sia solo un sotterfugio per scansare lo stress da major.

Se c’è una cosa evidente del complicato periodo attuale è la difficoltà di trovare parole adeguate a descrivere il problema. Forse perché certa politica post-Orwelliana (nel senso che nonno George l’aveva prevista benissimo) ha già rubato, travisandoli, quelli che dovrebbero essere gli slogan per uscire dalla mentalità corrotta e autodistruttiva. Ecco, sono ridicolo anche a scriverne, quindi mi sa che l’idea si dimostra da sola: tutti i movimenti che in qualche modo si propongono di “andare oltre” oppure “opporsi” sembrano definirsi con terminologie inadeguate, populiste o generiche.

Ma visto che le parole non hanno chance, che ne scrivo a fare? Eh, ci sono cascato.

Quindi pensiamo al concreto. Qualcosa si muove? Sì. Al di là di scioperi e cortei più o meno efficaci, la mia personalissima impressione è che gli eventi – nel senso di manifestazioni di cultura, spettacoli, dibattiti, concerti, si stiano moltiplicando ora più che mai. Oltre il boom dei festival che è fenomeno dell’ultimo decennio, l’ulteriore sviluppo è, con la drastica riduzione dei fondi istituzionali, il fatto che i festival nascono comunque. Con più volontariato, con situazioni al limite del geniale nel far fronte all’assenza di budget come l’ospitalità dell’artista a casa propria.

Che, occhio, rischia di essere un punto di non ritorno. Lo dice un assessore alla cultura che in carenza cronica di fondi istituzionali è sempre sul punto di mettercene dalle proprie tasche. Ma dopo c’è l’elemosina, quindi, per carità, tratteniamoci. Resta significativo che l’antidoto alla televisione che ci chiude in casa sia la partecipazione, anche sul lato dell’organizzazione, a festival ed eventi.

La tendenza “dall’alto”, come ha fatto notare giustamente Alessandro Gaido di Piemonte Movie in uno dei presidi all’ingresso del Consiglio Regionale del Piemonte a Palazzo Lascaris (c’ero anch’io due martedì fa), a cura del Comitato Emergenza Cultura, è di costringere ai margini tutte le piccole realtà e concentrarsi solo sui Grandi Eventi. Buoni o cattivi che siano: l’unicità deve sempre preoccuparci. La ricchezza sta nella diversità, nella possibilità di dialogo, e ogni banalizzazione deve farci paura.

Si tratta poi di una semplice legge del mercato. I più deboli rinunciano, i più forti accorpano. Si mettono in cantiere solo Grandi Opere, perché attirano i capitali, e i piccoli interventi utili invece non interessano. Si prospettano nuovi ospedali e poi i cantieri non partono. Si inventano deliri di centri commerciali del prodotto tipico.

La battaglia più grande è qui: non rassegnamoci all’appiattimento incolore, e tuteliamo la ricchezza della diversità. Lasciare che rimanga solo ciò che è Grande, Grosso e Rumoroso non è accettabile.

Se non l’avete fatto, passate ancora a trovare Angelo, che sugli scenari globali ci sa fare.

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