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Russell T. Davies, Angelo Brofferio e la forza nelle opinioni

We believe in the Doctor

Sto divorando il volume The Writer’s Tale: the final chapter, fitto tomo di scambi via mail tra lo sceneggiatore di Doctor Who Russell T. Davies e il giornalista Benjamin Cook in cui si assiste “dal di dentro” alla nascita dal punto di vista della scrittura della quarta stagione e infine degli speciali che segnano la fine dell’era “decimo dottore” con David Tennant. Ieri in biblioteca a Calamandrana ho fatto il moderatore per la presentazione del volume Angelo Brofferio e l’Unità incompiuta, di Laurana Lajolo, piacevole e ricco racconto della vita di uno dei più sottovalutati personaggi del risorgimento italiano. E qualcosa, come scriverebbe Davies, ha fatto click nella mia testa, dando vita a una strana connessione.

A parlare bene del libro di Davies/Cook non bastano gli aggettivi che mi vengono in mente. Se avessi le stellette, sarebbero 10 su 5, ma non è una recensione che mi interessa fare. Basti dire allora che è uno scorcio sorprendentemente sincero, a tratti persino disarmante, eppure venato di irresistibile umorismo british, sull’approccio alla scrittura di una serie televisiva di successo (e unica nel suo genere) da parte di un narratore con i controfiocchi.  Un natural born writer, come mi piace dire a volte, e non uno cresciuto a manuali e termini tecnici – che anzi lui dice detestare, anzi “rifuggire terrorizzato”.

Verso il fondo, nella preproduzione dello speciale The waters of Mars, Davies racconta di come gli “zombi di acqua” che sono i cattivi dell’episodio vengano realizzati come veramente troppo spaventosi. Quindi, il suo intervento per togliere agli attori che li interpretano almeno le lenti a contatto bianche. Un intervento che tra l’altro gli causa anche da parte della troupe critiche di “censura preventiva” (traduco a spanne):

E poi sono andato sul set, per abbassare di intensità le Persone d’Acqua – solo tolto le lenti a contatto, molto meglio – ma alcune persone erano molto ciniche riguardo a questa mia scelta di rendere meno inquietanti i mostri, come se stessi alleviando la pressione, terrorizzato dalla cattiva stampa, e depotenziando l’episodio. E’ vero che la BBC è così spaventata in questi giorni, e che chiunque sta censurando qualsiasi cosa e trattendendosi – ma non è per quello che ero lì, porca miseria! Io penso che quei mostri fossero sbagliati. Nel fondo del mio cuore. Penso che i bambini ne sarebbero stati pietrificati – non spaventati, ma aggrediti da paura e terrore. E quello è sbagliato. E’ il mio lavoro, la mia resposabilità morale, intervenire. Francamente, mi fido del mio giudizio. A volte in questo lavoro, devi stare lì di fronte a un migliaio di persone che ti dicono che ti sbagli, e continuare a credere di avere ragione. Dopodiché sei trattato come un maledetto codardo.

Angelo Brofferio è stato avvocato, giornalista, autore di teatro, compositore (mi piace scherzare sul fatto che era una rockstar dell’epoca). Sempre in prima linea, sempre con opinioni in anticipo sui tempi, come la sua lotta contro la pena di morte, contro i privilegi di aristocrazia e clero, per la cultura pubblica e la stampa libera. Mi sono ritrovato ieri nel corso della presentazione a chiedere a Laurana quanta forza, anche di carattere, sia necessaria per “tenere duro” anche quando ti ritrovi a combattere battaglie giuste, praticamente da solo.

Moltissima forza, è stata ovviamente la risposta. L’eredità che ci ha lasciato è un’esortazione costante al senso critico, il distacco di capire, decidere, e poi non farsi smuovere da nulla (la sua personale accezione del termine bugianèn). Brofferio, decisamente, aveva questa forza di carattere. Russell T. Davies anche, pur se in altri campi. Se seguissi alla lettera le istruzioni molto anglosassoni di uno degli sceneggiatori a un corso americano che non ricordo, ora dovrei appendermi sul muro sopra al pc le immagini di Brofferio e di Davies. Giusto per ricordarmi quanto è importante saper scegliere e saper sostenere a fondo le proprie opinioni. Magari non sarò così letterale, ma è come se l’avessi fatto.

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