
"A me gli occhi! Cliccate like su Sturm und Drang - tempi che cambiano!"
Leggendone sulla newsletter di David Farland, di primo acchito non ci credevo. Le valutazioni dell’ampiezza della platform, cioè la quantità di seguaci/fan/probabili acquirenti di un autore o di un libro, vengono fatte anche tramite la quantità di “like” su Facebook. L’articolo diceva anche che le case di produzione americane lo usano come termometro per valutare se e quanto un romanzo – fantasy, nel caso di Farland – abbia la potenzialità di ritorno economico per diventare un film.
Non ci credevo perché pensavo che i “like” costano poco, anzi nulla. Un clic. E quindi non sono una vera indicazione della popolarità di un’opera o autore. Poi la meravigliosa Bacrì ha fatto una pagina su Facebook di Sturm und Drang (cliccate like cliccate like cliccate like!). Ne avevamo parlato, un punto di riferimento indicativo anche su facebook, da cui ribaltare i vari link alle recensioni, e così via, senza fare sempre io la figura dell’autore che condivide le cose sulla sua pagina (e non ne avrei neanche il tempo fisico, ma questo è un altro post, e se ne dovrà parlare un’altra volta. Anzi, non se ne parlerà, e la cosa sarà sufficientemente eloquente della mole di tempo ed energia che richiedono questi benedetti social network… “a costo zero”). E, sì, anch’io volevo un termometro di eventuale gradimento del libro da parte di persone che non conosco direttamente, ma che in qualche modo ci siano inciampate e l’abbiano gradito.
Al momento in cui scrivo siamo a quota 58 like, che un amico esperto mi comunica essere un buon risultato, considerando che non abbiamo usato gli ad a pagamento (l’infame colonnina destra, di questi giorni piena di annunci elettorali). Ma, confessiamolo, trattasi solo di un po’ di amici che hanno “raccolto l’invito”. Neanche tutti. Dato che sono sobrio, come scrive Locomotiva, non riesco a mandare gli inviti a casaccio allo scibile dei miei 500 scarsi contatti. Però in effetti mi sono accorto che cliccare “like” richiede molto più tempo di quanto credessi. Richiede una ventina di secondi di attenzione. Che su Facebook… sono merce rarissima.
Due conclusioni al volo:
a) i grandi volumi di “like” si raggiungono solo con vera popolarità. Cioè conoscenza del marchio, spesso per altre vie. Potrai essere un nullafacente e passare intere giornate a rompere le scatole ad amici, e amici di amici, e mendicare i like che tanto non costano nulla (nel caso, buon divertimento). Ma non riuscirai MAI a raggiungere le migliaia, le decine di migliaia che sono i volumi che guardano le case di produzione. Indi, i “like” sono un termometro più indicativo di quanto credessi.
b) questo 21esimo secolo, per la creazione di contenuti, sarà una guerra di attenzione. Poche storie, ci saranno contenuti prodotti in modo sempre più massiccio, e veicolati via internet. Tutto uno sgomitare per un “view” in più, view letteralmente pagati dagli inserzionisti pubblicitari.
La buona notizia è che, se anche le nuove generazioni hanno perso l’abitudine a pagare i contenuti, non dovrebbe essere un problema, perché ci saranno gli inserzionisti a pagare per i “view” o “like” ottenuti.
La cattiva notizia è che sarà una sanguinaria e senza quartiere guerra per l’attenzione di ogni singolo, potenziale fruitore. E se i guardiani da soglia e gli editori tradizionali e la distribuzione e tutte le altre “strozzature” nel mercato causate dai grandi gruppi editoriali/mediatici vi sembravano un’oscenità… aspettiamo di vedere cos’altro si inventeranno. Speriamo solo di non arrivare a questo.
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p.s. se qualcuno passa a Torino Comics, vivrò lì tutti e tre i giorni, da domani a domenica. E se qualcuno volesse mai una dedica o fare due parole su Sturm und Drang, sono lì per quello.
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No, non mi iscrivo a feisbùk per farti un ‘like’. Sappilo.
Proprio proprio, metto sul blog che esiste la pagina.
In prospettiva più lunga, delle volte mi chiedo se il purulento fiorire di brufoli contunentistici dovuti al web alla fine non sia una malattia utile.
Una specie di medioevo al contrario: allora nessuno scambio, oggi troppi scambi.
Metti mai che alla fine ci sarà un Rinascimento in cui il contenuto in qualunque forma -e non il contenitore, o i fronzoli, o il martellamento mediatico attorno- torni centrale per gente che sa cosa vuole consumare.
Oppure a schifìo se fe finisce.
In qualche modo dovrà normalizzarsi. O non sarà più narrazione, solo elettroshock.