
Le due astronavi cavallo di battaglia della fabbrica: il Suv e il Catorcio taroccato con quattro marmitte...
E’ un po’ di giorni che mi rimpallo l’idea per una storia di fantascienza. Riguarda una fabbrica di astronavi e una nazione del futuro che ha molti punti in comune con l’Italia. Anzi, facciamo pure che è l’Italia del futuro, qualche secolo. Diciamo che a un certo punto c’è stata una vera “corsa allo spazio” che ha creato il conseguente boom economico, negli anni ’50 e ’60 di questo ipotetico secolo. Epoca di prosperità per tutti: molto lavoro, molte braccia disposte a occuparsene, un futuro luminoso dietro l’angolo. Un oloschermo per ogni famiglia e così via e vacanze sulla riviera di Venere una volta all’anno per tutti.
Non ho ancora pensato al nome della fabbrica. Però di certo è qualcosa di grande, di rilevanza nazionale. Tanto che il Governo Italiano decide di sostenerla. Crea lavoro, ricchezza, tiene alto il nome dell’Italia all’estero. Tutti comprano le nostre astronavi, tutti vogliono le nostre astronavi. E questo nonostante l’olocarosello non permetta di fare pubblicità sull’olotelevisione di stato: siamo in regime di monopolio, c’è una sola fabbrica di astronavi, la pubblicità non è necessaria. A Torino, pensate, dove la fabbrica di astronavi ha una delle sue sedi più importanti, pare che il ritmo di vita sia dettato dai ritmi di lavoro nella costruzione delle astronavi.
Il Governo nel corso degli anni mette molti e molti soldi nella fabbrica di astronavi, la aiuta a superare momenti di crisi, sostiene stabilimenti secondari, offre incentivi. In qualche modo c’è chi dice che la forma stessa dei cieli italiani viene forgiata per dare spazio alle astronavi individuali, via via sempre più potenti, persino rischiose per i conducenti indisciplinati; le alternative per il viaggio, come la linea ferrospazio su rotaia, vengono mantenute come secondarie e fatte passare come “da sfigati” a livello di immaginario. Solo gli studenti e i poveri si spostano con gli spaziomezzi pubblici: uomini e donne produttivi si meritano la loro astronave personale, con cui rombare lungo le stratosferiche spaziostrade.
Le astronavi personali entro mezzo secolo intasano il mercato e gli spazi, rendendo irrespirabile l’aria. Per rimediare all’intasamento di mercato il Governo incentiva la rottamazione, permettendo l’acquisto di nuove astronavi a prezzi bassi. A rimediare all’intasamento di spazi qualcuno ci pensa, qualcuno no: il cielo è grande. La produzione, d’altronde, deve essere mantenuta per conservare i posti di lavoro nel settore. Alle soglie del nuovo millennio la fabbrica viene rilanciata dal nuovo e sfolgorante amministratore delegato, un Saturniano dall’esperienza e intelligenza sopraffina. E tutti vivono felici e contenti.
Almeno finché, all’ennesimo picco del costo del carburante, la situazione per le astronavi si fa difficile. Spostarsi in astronave personale è ormai costoso ma si è lavorato con attenzione per sminuire o smantellare gran parte dei mezzi di trasporto alternativi. Ci sono quartieri di Nuova Torino, sospesi nel cielo, che possono essere raggiunti solo con l’astronave personale, per non parlare di quei poveri disperati che ancora vivono a terra, lontano dai più grandi agglomerati urbani. Nel frattempo la crisi economica e il nuovo Governo Informatico, tentando di risanare l’economia, tenta di cambiare le regole del lavoro facendo arrabbiare gli autisti delle astronavi merci. Che in breve paralizzano tutto il traffico del cielo. Il supermega amministratore delegato Saturniano, invece, minaccia di trasferire l’intera fabbrica di astronavi su Marte se il Governo non continuerà il suo sostegno.
Ecco, qui ho smesso di scrivere. Perché da questa situazione non so proprio come cavarmi fuori. Qualche idea?
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