Il gatto mi ha mangiato i libri

Appunti di scrittura, comunicazione e quotidiane battaglie di Fulvio "the cat" Gatti

Paesaggio, piccole certezze e battaglie sempre vive

Al centro, con il microfono, Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta Lugagnano

Sabato 29 ero a Cassinetta Lugagnano (Mi), per l’assemblea generale per la Costituzione del Forum Nazionale dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio. Ci sono finito grazie a una serie di eventi concomitanti, tra cui un’imbeccata di Laurana e un passaggio in automobile da parte di un gruppo di altri astigiani che ci andavano. Ho fatto molte foto e preso appunti, persino un video all’intervento dell’assessore della provincia di Torino, in prima linea per proporre all’Ikea una location alternativa a un terreno agricolo (chi segue gli eventi regionali già sa),

[che avrò i soliti problemi a caricare perché è il solito file gigantesco e non sono molto bravo con la gestione dei file video da quando ho fatto il figo e messo Ubuntu]

insomma ho cercato di documentare, perché dopotutto è questo quello che so e faccio normalmente, anche bene secondo qualche anima buona che mi propone lavori e a volte addirittura mi paga. Volevo scriverne qui, al limite. Poi però, sempre per questa fortuna per cui lo scribacchino lo faccio di lavoro, nel corso della settimana mi è già capitato di scriverne ben due volte, una per il prossimo numero di Culture Incontri, l’altra con un intervista ad Alessandro Mortarino – uno dei fondatori di Stop al consumo di territorio – pubblicata sulla Nuova Provincia di ieri, in edicola fino a lunedì. Non voleva essere uno spot, giuro.

Non credo che scriverò un resoconto in senso stretto. Lo stanno già facendo altri, meglio di me, e poi c’è un video della mattinata, quando ha avuto luogo l’assemblea generale con interventi dei Nomi in Vista di turno (Carlin Petrini, Giulia Crespi, Finiguerra, Igor Staglianò di Ambiente Italia/Rai, esponenti delle associazioni ambientaliste). Nel pomeriggio ci si è divisi in due gruppi di lavoro, l’uno per ragionare su comunicazione e organizzazione del Forum – e sono andato lì – l’altra per dedicarsi alla proposta di legge popolare sulla tutela dei terreni agricoli e delle aree verdi in generale, che insieme al censimento delle strutture edilizie inutilizzate è uno dei due percorsi principali su cui punta il Forum.

Mi limito a riportare qui sotto alcuni punti interessanti che mi sono rimasti impressi, piccoli arricchimenti delle mie poche e limitate certezze – che però, occhio, sono un patrimonio inestimabile.

1) Eravamo veramente in tanti. 500, da tutta Italia, e saremmo stati di più se le iscrizioni non fossero stata chiuse alla fine della settimana precedente. Liste civiche, associazioni, comitati. Ognuno con una piccola battaglia locale da portare avanti, ognuno con il desiderio di condividerla. L’organizzazione ha fatto il possibile ma era limitata dagli spazi – la mattina si è dovuti stare al freddo nel parco, per starci tutti (vedi foto). E il fatto che in così tanti ci fossero, senza gettoni di presenza, senza Inviti Ufficiali, senza colori politici, con il solo scopo di vedersi in faccia… beh, è una vittoria.

2) Parola d’ordine: dialogo pacifico. Tante persone, tante idee diverse. Inevitabili conflitti, contenuti mirabilmente. La mattina, quando rappresentanti degli agricoltori locali hanno contestato Carlin Petrin, facendo riferimento alle condotte locali di Slow Food che non sarebbero abbastanza attive “politicamente” contro determinati scempi edilizi. Mortarino, che moderava, con pacatezza esemplare (grande Sandro!) ha fatto esporre le ragioni ai contestatori e la cosa è parzialmente rientrata.

[proviamo ad appuntarci di scrivere meglio di questo nel prossimo post. Seee, credici!]

Anche nel pomeriggio c’è stata una zuffa che, almeno per me che osservavo, ha avuto del buffo. Un mite e di mezza età rappresentante del Partito Democratico di Cuneo è stato preso a insulti da un giovane e ruspante del Movimento a 5 Stelle veneto, per buttarla in burla la semplice dimostrazione che sono due specie di “animali politici” nemici a livello atavico e primordiale. Un unico episodio però, anche qui, su letteralmente ore di interventi di decine di persone – più o meno interessanti, più o meno ben comunicatrici, più o meno, purtroppo, raccolti sui propri problemi locali. Ma soprattutto persone che parlavano, che si scambiavano contatti, che offrivano idee per un progetto più grande. A monte c’è anche l’esperienza del Forum dell’Acqua Pubblica, che già è riuscito, scherzano loro, a mettere allo stesso tavolo preti e centri sociali. Hai detto niente!

3) Due punti in programma che per risolvere il Problema della Vita l’Universo e Tutto Quanto che affligge il nostro belpaese, anzi il mondo intero. Possibile? Beh, ovviamente esagero. Ma non proprio. Perché siamo di fronte a un sistema socioeconomico che mostra la corda, buchi che si aprono su tutti i fronti e tutto quello che sembra saper fare la politica è… ah, già: Paperino con il canotto bucherellato dall’ape che tappa i buchi con tutte le dita delle mani, poi dei “piedi”. E poi finiti quelli affonda. Ecco, qualcosa del genere.

[Quando faccio questi Riferimenti Alti si vede che sono un Vero Intellettuale, eh?]

Carlin Petrin parla dello spreco di cibo nei supermercati e degli agricoltori sottopagati. Giulia Crespi dei terreni fertili coltivati a biocarburante o ricoperti di pannelli fotovoltaici. Domenico Finiguerra dei comuni che cementificano terreno agricolo per avere risorse economiche. Li vedete i fili tesi tra un discorso e l’altro? Basta allontanarsi un passo per vedere un unico quadro completo. E’ tutto parte della stessa battaglia di base: valore del denaro, valore del cibo, squilibrio di un potere economico sempre più lontano e soverchiante.

Poi uno, già che c’è, in questi giorni rimane scioccato dalle immagini alla televisione di quello che è successo a Genova, e prima nelle Cinque Terre. Quanto si è costruito dove non si sarebbe dovuto costruire? E questo, per rimanere alla vicina Alessandria? (grazie Gavaz, e dedicato alla mia biondina che oggi non posso raggiungere causa maltempo…)

Indignarsi non basta. E che nessuno mi venga a dire che non possiamo fare niente… perché questa è l’unica vera certezza che ho. Possiamo cambiare le cose.

Eravamo in tanti sabato, e saremo sempre di più. Ma dobbiamo aver voglia di dialogare, condividere, diffondere informazioni. Affrontare i problemi in maniera intelligente, con le massime risorse di interscambio e condivisione che quella cosa meravigliosa chiamata Internet ci mette a disposizione. Ci hanno mentito, convinti ad adeguarci a una serie di abitudini che ci porteranno a rotta di collo verso il disastro. Parola fin troppo comune ormai. Scegliamo di dire di no. Di ripartire da noi stessi, non accusare gli altri ma abituarci a fare meglio. Abbiamo parecchio a cui attingere, le saggezze dei nostri nonni sono solo dietro l’angolo. Facciamo in modo che questi siano stati solo 50 anni di follia.

E ora, per la serie “Perché se no il Gatti si prende troppo sul serio”, una canzone per rinfrancare gli animi a firma Larocca-Bubola (tra gli altri).

5 risposte a Paesaggio, piccole certezze e battaglie sempre vive

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  2. Locomotiva novembre 5, 2011 alle 6:01 pm

    Hum, pare interessante come scenario.
    Al di là delle motivazioni – ed al di là dell’esempio dell’Acqua Pubblica che non è andata proprio benissimo dato che ha bloccato TUTTO, speculazioni ma anche ogni ricambio di filosofia in acquedotti pubblici con poltrone per amici ed amici degli amici (citofonare Fassino)

    Sembra interessante una cultura che ormai non appare più sul radar – non certo in Tivvu, ma neanche troppo sul web – il libero e liberatore web.

    La politica del “parliamone”.

    Senti, guarda, capisco che aprire un negozio IKEA non è invocare il diavolo, ma me lo faresti un po’ più in là? E anche ‘sti rifiuti da qualche parte saranno da mettere, ma non si potrebbe fare così e non cosà?

    É una cultura che non tira molto, come audience.
    Dei NO TAV che ‘si, però, ‘sti TIR’ o sinistrosi che commentano nel merito le proposte di Renzi senza dargli del proto-fascistello amico di Mike Bongiorno non è che pullulano. Lasciamo stare quelli che ‘i ristoranti sono pieni, gli aerei devi prenotarli, tutto va bene Madama la Marchesa’ o certi ragionamenti che non si sa se escono dal Bar Sport o dalla mente di un Padrone Delle Ferriere d’antan.

    Brutta roba, affrontare la realtà e farci i conti, cambiando, decidendo.
    Meglio un bel corteo “NO a….”
    i cinesi, pragmatici vendono gli striscioni prestampati con i puntini, basta aggiungerci a pennarello che cosa precisamente è NO stavolta.

    Potrebbe essere interessante, vedere dove va a finire ‘sta cosa.
    Se non viene trascinata giù dalla piena, ovviamente.

    • fulviothecat novembre 5, 2011 alle 8:06 pm

      Credo che il dialogo sia l’unica soluzione possibile. Quello vero, non lo slogan “Aperti nel dialogo, decisi nel fare” dei dipendenti di Chi sai tu. Ah, beh, certo, e un po’ più di ragionevole verità e credibilità di chi ci rappresenta, certo. Piccola cosa, eh… Ma l’hai sentita la canzone in fondo, che meraviglia?

      • Locomotiva novembre 5, 2011 alle 9:28 pm

        Mettila così: sto sentendo una compilation di musiche del periodo della Guerra del Vietnam, e pensavo fossero vintage, prima di sentire quella.
        Metto su Hair – original Broadway cast- per ripigliarmi.

        E, non so, il “dialogo” mi sembra una di quelle parole ormai usurate.
        Ammesso che si voglia dialogare e non manganellarsi a vicenda (vedi il Piddino e dil cinquestellato, o un qualsivoglia telegiornale), il dialogo può essere -spesso è- sui massimi sistemi siderali, sganciato da tutto, in una bolla.
        Perché col dialogo, tu vuoi che due più due faccia sette e gli altri dicono che non più di tre e dialogate per arrivare alla mediazione che due più due .fa cinque ed un quarto.

        Serve, temo, una cosa diversa: la realtà.
        Accettare la realtà – tutta, non solo quel pezzo che si incastra nel proprio preconcetto.
        Che due più due fa comunque quattro, checchè ne pensi tu e ne pensa l’Altro.

        E la vedo duretta, questa…

  3. fulviothecat novembre 7, 2011 alle 7:42 pm

    Quel poco che ho visto era, dialogo, o almeno intenzione. E di gente che invece dialoga tra sordi ne vedo spesso in azione, credimi…

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