Due opposte posizioni nei confronti della rivoluzione (dell'orario di consegna del cibo). Chi azzanna il cordino della macchina fotografica e chi contempla perplesso.
Ok, instant blogging, eccolo. Che per me è e resterà una rarità, ed esiste proprio solo perché è agosto – la stessa ragione per cui questo post avrà anche meno lettori. Pazienza, facciamocene una ragione. Tanto rimarrà lì, ad affollare la Rete, a richiamare qualche navigatore sparuto giunto lì per una imprevista combinazione di keyword, e per lui/lei/esso l’intero contenuto del post non avrà senso. Pazienza (2) facciamocene una ragione (2).
Oggi sono inspiegabilmente molto presente su facebook. Apro link, commento, partecipo a discussioni. Sono addirittura due, nel mio caso, ad essersi “accavallate” vedendomi partecipare, e riguardano entrambe le rivolte a Londra. Che non sono nulla di nuovo, che sono solo la prosecuzione di tanti tumulti in giro per il mondo. Ho fatto il saggio di turno scrivendo che “un coperchio sta saltando ovunque” (faccialibro è un luogo dove atteggiarsi, no?). Delle rivoluzioni nei paesi emergenti abbiamo cercato di parlare con Sergio Grea alla terza tappa di Il futuro non è fantascienza, e una delle cause scatenanti emersa è l’ormai netto divario tra il mondo occidentale che queste giovani generazioni in Egitto, Tunisia, Libia ecc possono vedere tramite Internet e le televisioni via satellite e il mondo in cui invece si ritrovano calati.
[occhio, l'elenco delle nazioni era per brevità. ogni nazione fa storia a sé, come giustamente ha fatto notare Grea]
Poi, il “contagio” si è diffuso anche in Europa, come rompe le scatole da tempo il mio amico Guido. Cosa vuol dire, al di là dei luoghi comuni, che il coperchio della pentola sta per saltare da tutte le parti? Non so, non sono un esperto, mi limito ad annusare l’aria. Che ci sono numeri e agenzie e calcoli che nessuno capisce, eppure che sembrano in grado di peggiorare o migliorare la vita di tutti noi.
[lo so, è dannatamente populista scrivere questo. Ma se è per quello, ho sentito Angelino Alfano parlare di contrastare la tecnocrazia. This is soooo scary...]
E dire che l’odore di Rivoluzione, con l’iniziale maiuscola, a me fa un po’ paura. Significa violenza, significa che le regole precedenti non valgono più e quelle nuove non ci sono ancora. Cristiano De Andrè può anche parlare felicemente di anarchia (l’anno scorso durante un meraviglioso concerto a Castagnole Lanze, ndr) come un mondo in cui le regole non servono: sappiamo benissimo che servono. Ce lo ha dimostrato la storia, giusto? Questo, nella mia personale visione di control freak, quindi probabilmente sbaglio pure. Ma resto dell’idea che una società si basa su regole condivise. Punto.
La sensazione che rimane è mista, amarognola, tra la voglia di fare qualcosa e il desiderio di mantenere lo status quo – ok, giuro, vi risparmio il proverbio della strada vecchia e la nuova. E’ proprio in momenti come questi che le parole dei Grandi ci vengono in aiuto.
I’ll tip my hat to the new constitution
Take a bow for the new revolution
Smile and grin at the change all around me
Pick up my guitar and play
Just like yesterday
And I’ll get on my knees and pray
We don’t get fooled again
Leverò il cappello alla nuova Costituzione
Un bell’inchino per la nuova Rivoluzione
Un sorriso e un sogghigno per il Cambiamento intorno a me
Poi prenderò la mia chitarra e suonerò
Proprio come ieri
E mi inginocchierò e pregherò
Che questa non sia l’ennesima volta
in cui ci fanno fessi tutti insieme
Traduzione libera e molto emotiva, spesso le parole degli altri sono molto utili a capire se stessi. Anziché prendere la chitarra (il basso è un po’ impolverato) parliamo di scrittura, va, che è con quella che sopravvivo e che mi porto dietro da più tempo. Domani, come oggi, farò del mio meglio nel mio piccolo, con quello che so fare. Finendo di rivedere le sceneggiature per la miniserie The Secretscritta da Giuseppe Di Bernardo e Francesco Matteuzzi con un fitto gruppo di bravi disegnatori – esce ogni mese in edicola e tratta di complotti, cospirazioni e Cambiamenti. Un punto di vista sul tema, tutt’altro che banale, che merita uno sguardo ed è prima di tutto piacevole e moderno intrattenimento (e non è poco, credetemi).
E già che rivoluzioni fa rima con segnalazioni, beccatevi anche questa, Kizuna (info qui, pagina di Amazon qui), antologia internazionale di racconti il cui ricavato va a favore di un orfanatrofio giapponese che accoglie bambini profughi dello tsunami. Insieme ad autori di tutto il mondo, in cui spicca Sir Michael Moorcock in persona, varie valenti penne giapponesi e c’è questo quintetto di italiani di cui mi onoro di fare parte – Massimo Soumarè, Davide Mana, Danilo Arona e Vittorio Catani.
Ok, ora che sono arrivato al punto che mi ero prefissato – strano ma vero, ho cominciato un post sapendo dove sarei andato a finire – mi rendo conto che chiudere in questo modo suona ombelicale, se non scioccamente autopromozionale. Quindi diamo ancora una piccola coda a questo lungo post agostano in cui sto contravvenendo a qualche decina di simpatiche regole del blogging. Niente è assoluto, giusto? Anche quando poche righe fa pontificavo sull’importanza delle regole in una società civile. Ci sono miriadi di fantastiche sfumature di grigio am racumànd.
La postilla chiama in causa ancora il gentilissimo prof. Sergio Grea, e uno scambio con lui avuto alla biblioteca di Fontanile, dove l’ho conosciuto l’inverno scorso. Mentre lui raccontava della sua permanenza nel Corno d’Africa con la famiglia, i figli ancora bambini, e della pericolosità di quell’ambiente, tra violenze improvvise, fazioni in lotta e armi, mi ritrovai a chiedergli come si fa a vivere in simili condizioni. A non precipitare nel terrore, nella paralisi, nella disperazione. Con quanto giocano sulla paura i nostri media, dovremmo saperne qualcosa, ma l’esperienza di avere costante rischio di vita appena fuori dalla porta di casa è qualcosa di ben diverso.
Ricordo che Grea sorrise malinconico. Disse che, mai come in quei momenti, ci si accorge di ciò che è davvero importante, ci si stringe metaforicamente e non solo agli amici, alle persone care, alla famiglia. Si gode di ogni istante e, in fondo, si continua a vivere, semplicemente. Magari con qualche sciocca fisima sociale in meno, certo. Ma si continua. Questo post è dedicato a te, biondina.
Cose su cui mi è capitato di riflettere, chiacchiere sempre stimolanti da quella eccezionale invenzione che sono i Ted Talks. Sull’importanza delle reti sociali (e della loro variante digitale, i social network, che sono la stessa cosa ma anche una cosa un po’ diversa), sul contagio delle abitudini ma soprattutto delle idee. Mi ha ricordato anche il riferimento, in Worldchanging, alla possibilità di una minoranza di persone con l’idea giusta di cambiare il mondo – è successo in Sudafrica con l’Apartheid.
Il pulsantino per i sottotitoli in italiano è in basso a sinistra. Enjoy!
Lo spargimento delle idee poi mi rimanda indietro a un’altro brillante e fulminante Ted, che riguarda “Come creare un movimento”.
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