Il gatto mi ha mangiato i libri

Parole, storie, immaginario e laicità intellettuale

Archivi Mensili: luglio 2011

Russell T. Davies, Angelo Brofferio e la forza nelle opinioni

We believe in the Doctor

Sto divorando il volume The Writer’s Tale: the final chapter, fitto tomo di scambi via mail tra lo sceneggiatore di Doctor Who Russell T. Davies e il giornalista Benjamin Cook in cui si assiste “dal di dentro” alla nascita dal punto di vista della scrittura della quarta stagione e infine degli speciali che segnano la fine dell’era “decimo dottore” con David Tennant. Ieri in biblioteca a Calamandrana ho fatto il moderatore per la presentazione del volume Angelo Brofferio e l’Unità incompiuta, di Laurana Lajolo, piacevole e ricco racconto della vita di uno dei più sottovalutati personaggi del risorgimento italiano. E qualcosa, come scriverebbe Davies, ha fatto click nella mia testa, dando vita a una strana connessione.

A parlare bene del libro di Davies/Cook non bastano gli aggettivi che mi vengono in mente. Se avessi le stellette, sarebbero 10 su 5, ma non è una recensione che mi interessa fare. Basti dire allora che è uno scorcio sorprendentemente sincero, a tratti persino disarmante, eppure venato di irresistibile umorismo british, sull’approccio alla scrittura di una serie televisiva di successo (e unica nel suo genere) da parte di un narratore con i controfiocchi.  Un natural born writer, come mi piace dire a volte, e non uno cresciuto a manuali e termini tecnici – che anzi lui dice detestare, anzi “rifuggire terrorizzato”.

Verso il fondo, nella preproduzione dello speciale The waters of Mars, Davies racconta di come gli “zombi di acqua” che sono i cattivi dell’episodio vengano realizzati come veramente troppo spaventosi. Quindi, il suo intervento per togliere agli attori che li interpretano almeno le lenti a contatto bianche. Un intervento che tra l’altro gli causa anche da parte della troupe critiche di “censura preventiva” (traduco a spanne):

E poi sono andato sul set, per abbassare di intensità le Persone d’Acqua – solo tolto le lenti a contatto, molto meglio – ma alcune persone erano molto ciniche riguardo a questa mia scelta di rendere meno inquietanti i mostri, come se stessi alleviando la pressione, terrorizzato dalla cattiva stampa, e depotenziando l’episodio. E’ vero che la BBC è così spaventata in questi giorni, e che chiunque sta censurando qualsiasi cosa e trattendendosi – ma non è per quello che ero lì, porca miseria! Io penso che quei mostri fossero sbagliati. Nel fondo del mio cuore. Penso che i bambini ne sarebbero stati pietrificati – non spaventati, ma aggrediti da paura e terrore. E quello è sbagliato. E’ il mio lavoro, la mia resposabilità morale, intervenire. Francamente, mi fido del mio giudizio. A volte in questo lavoro, devi stare lì di fronte a un migliaio di persone che ti dicono che ti sbagli, e continuare a credere di avere ragione. Dopodiché sei trattato come un maledetto codardo.

Angelo Brofferio è stato avvocato, giornalista, autore di teatro, compositore (mi piace scherzare sul fatto che era una rockstar dell’epoca). Sempre in prima linea, sempre con opinioni in anticipo sui tempi, come la sua lotta contro la pena di morte, contro i privilegi di aristocrazia e clero, per la cultura pubblica e la stampa libera. Mi sono ritrovato ieri nel corso della presentazione a chiedere a Laurana quanta forza, anche di carattere, sia necessaria per “tenere duro” anche quando ti ritrovi a combattere battaglie giuste, praticamente da solo.

Moltissima forza, è stata ovviamente la risposta. L’eredità che ci ha lasciato è un’esortazione costante al senso critico, il distacco di capire, decidere, e poi non farsi smuovere da nulla (la sua personale accezione del termine bugianèn). Brofferio, decisamente, aveva questa forza di carattere. Russell T. Davies anche, pur se in altri campi. Se seguissi alla lettera le istruzioni molto anglosassoni di uno degli sceneggiatori a un corso americano che non ricordo, ora dovrei appendermi sul muro sopra al pc le immagini di Brofferio e di Davies. Giusto per ricordarmi quanto è importante saper scegliere e saper sostenere a fondo le proprie opinioni. Magari non sarò così letterale, ma è come se l’avessi fatto.

Tre cose dei blog che ancora mi lasciano perplesso

1) Istantaneità: ogni post dovrebbe nascere ed essere scritto e subito pubblicato. Al limite giochi con il trucchetto della pubblicazione posticipata, ma l’importante è non lasciarlo lì, nell’angolo del cervello: perché te lo ricorderai, certo, ma ci sono anche buone probabilità che non avrai più lo stesso impeto di scriverlo, e magari che neanche lo scriverai. Problema: mi sembra contrario al sacrosanto principio di riflettere prima di parlare. Con tutto il tempo che ci ho messo a impararlo! E, numero due, mi vengono idee passabili per nuovi post quasi sempre quando sono lontano dal pc, quindi l’istant blogging è impraticabile. Tablet, blackberry? Solo quando sarà strettamente necessario, please, gli schermi mi hanno già rubato abbastanza diotrie ne corso degli anni.

2) Sincerità: non ci sono storie, un blog vero è anche dannatamente sincero. Anche quando parli di un argomento squisitamente tecnico, qualcosa di te uscirà fuori. Non puoi mentire neanche volendo, non sarai credibile. E al massimo puoi banfartela, ma uscirà fuori. Problema: la mia vita, fino a prova contraria, dovrebbero essere affari miei e dovrei avere diritto a non sparpagliare a casaccio frammenti che chiunque può leggere. Come, bloggare in modo anonimo? Non lo trovo molto interessante, poi se qualcuno vuole approfondire ho trovato un interessante perosnaggio che parla di ragioni pro e contro il blogging anonimo.

3) Usa e getta: un blog che funziona è un blog in cui si scrive regolarmente, intorno a una volta al giorno se non di più. Il contenuto si accumula, aggrava l’overdose di contenuti. E quantomeno, per il semplice principio di accumulazione, rimane indietro, e quindi “buttato via”. Oh, sì, in realtà rimane tutto, le chiavi di ricerca ti portano più e più visitatori e ogni post rimane eternamente disponibile, a occupare un server da qualche parte nel mondo con la tua piccola parte di contenuto di troppo.

Titolo alternativo per questo post: “Tre cose dei blog che potrebbero fare la differenza”. Già, perché stavo pensando a un politico di nuovissima generazione, che blogghi istantaneamente tutto quello che fa. Che offra sempre eternamente al mondo quello che passa per la sua testa, discutendone con chi lo segue. Dovrebbe avere VERE idee, VERA competenza, e soprattutto non potrebbe essere altro che dannatamente SINCERO.

Mettiamo un po’ di musica, va. Che ha a che fare con la mia vita tra mezz’ora circa, ma solo per chi sa intendere.

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