Il gatto mi ha mangiato i libri

Parole, storie, immaginario e laicità intellettuale

Archivi Mensili: giugno 2011

Tempi che cambiano, difese pelose e informazione necessaria

Dicesi: gatta sbadarata per via del caldo

Strane giornate, con l’afa che spinge, nuove prospettive inquietanti all’orizzonte (per la serie: la ruggine non dorme mai), la mia autodisciplina di blogger aspirante decisamente sotto le suole. E mentre c’è chi si interroga sulle ragioni contro e pro blog qui e qui – sempre lì, chi non ha niente da dire o è troppo pigro per mettere ordine nel cervello, linka – buttiamo lì un paio di spunti che tanto per cambiare hanno ancora una prospettiva globale. L’ambizione felina non ha limiti.

La questione inquietante si chiama Agcom e possibilità di oscurare i siti in base a imprecisate segnalazioni di violazioni di diritto d’autore, senza passare dall’autorità giudiziaria. Alla faccia delle mille strade della rete, io la cosa l’ho scoperta lunedì sulle pagine de La Stampa. Niente di così strano, se ci pensiamo, nel paese in cui la Siae può tassarci in anticipo l’acquisto di cd vergini, chiavette usb e hard disk esterni, perché si presuppone che i supporti saranno usati per copiare materiale protetto da diritto d’autore. Cool, huh? Ah, già, ma qualcuno si è accorto che è un abuso. Sì, l’ho scoperto adesso anch’io, però la notizia è di ottobre scorso.

Si riunirà l’entaconsulta il 6 luglio. Intanto stamattina la radio mi ha svegliato con la notizia che gli hacker se la sono presa con il sito dell’Agcom. Sono troppo di parte se scrivo “niente male”? Beh, e sia. Niente male.

Ah tra l’altro via faccialibro sono incappato in un’altra questione simile, a stelle e strisce invece, una specifica rivalsa legale su chi mette in streaming materiale protetto da copyright. Qui la segnalazione, per come l’ho ricevuta, vera o farlocca che sia, anche se mi sembra credibile. Ovunque si sta lottando per proteggere gli introiti da creazione artistica. Ma fino a che punto sono gli artisti ad aver bisogno di essere tutelati (e per loro, musicisti in particolare, le cose negli ultimi tempi non sono comunque rosee; non è bello pensare che la tua clientela non abbia più intenzione di pagare per il tuo lavoro) e quanto invece ci sono gruppi di business nell’ambito della creazione e distribuzione di contenuti che non hanno nessuna intenzione di mollare l’osso e arrendersi ai nuovi tempi?

Curioso, la battaglia è a tutto tondo tra chi ha il potere e vuole mantenerlo – e ha imparato a giocare molto sporco – e chi ormai sa che le cose non possono e non devono funzionare così è in corso. Qualcuno vuole parlare di rivoluzione? A Orwell sarebbe piaciuta, visto che tra l’altro ci sono di mezzo le informazioni, la vera arma civile che può fare la differenza. Io, appunto, tutto quello che spero è che si rimanga nei territori civili, che questi decenni di storia siano serviti a qualcosa.

In un modo o nell’altro, con il focus per la precisione su nazioni emergenti in rivolta, mondo petrolifero e management ad alto livello, ne parleremo domani sera al Cruton per “Il futuro non è fantascienza” terzo e ultimo capitolo, guest star Sergio Grea. Sempre a Vaglio Serra, fresco piccolo comune monferrino, dentro il suo freschissimo teatro. E a fine serata brindisi con vino altrettanto fresco. Che volete di più? Beh, certo, un concerto come quello di ieri sera e una tempra come quella di Glenn Hughes. Qua sotto!

Pioggia, vermi e Peter Kolosimo aka il sogno dell’onda

Paolo Toselli, Danilo Arona e, al centro, uno che scrive delle cose... mah...

Oggi c’è stato l’ennesimo temporale improvviso e io ne ho approfittato per cominciare a leggere I vermi conquistatori entrando nell’atmosfera giusta. Whew. E mi sono ricordato due cose, una sensata, l’altra un po’ meno, le scrivo entrambe così vediamo se si equilibrano e ci teniamo nel solito nonsense controllato.

La prima è ancora qualche parola dall’incontro Arona-Toselli giovedì scorso, in attesa di chiudere il cerchio con le varie sfaccettature della fine del mondo con l’Occidente visto da fuori e un punto di vista privilegiato sulle rivolte in Nordafrica con Sergio Grea, ex manager petrolifero in giro per il mondo, scrittore e soprattutto eccellente comunicatore. Sempre al Cruton, sempre per “Il futuro non è fantascienza”. L’unica rassegna in cui se gli argomenti sono inquietanti e oscuri, il clima si adegua regalandoti una notte, giustamente, buia e tempestosa.

Il buon Danilo ha tirato fuori dal cilindro uno dei suoi jolly, cogliendomi completamente di sorpresa. Ha parlato di un sogno comune condiviso da persone ai quattro angoli del pianeta e riguardante l’arrivo di un’onda gigantesca. I “sognatori comuni” hanno scoperto la reciproca esistenza grazie a Internet e, per la cronaca, questo succedeva prima dello tsunami in Giappone. Che dire? Creepy. Oppure ottimo grilletto per discorsi su inconscio collettivo e dintorni.

A me però ha ricordato tutt’altro, ovvero Peter Kolosimo – la moglie del fantarcheologo tra l’altro è stata citata da Toselli quindi tutto torna. In uno dei suoi libri che da ragazzino divoravo avidamente parla di un analogo sogno ricorrente sulla caduta della luna. Luna enorme, alzarsi delle maree, tsunami, siamo più o meno sempre nei dintorni della fine del mondo. Quella del passato, raccontata nelle nostre varie mitologie, e infatti Kolosimo immaginava una sorta di “ricordo ancestrale” condiviso lungo le generazioni, più che una previsione del futuro.

Prima del referendum ho assistito a varie conferenze, tra cui quella del prof. Dapavo di Legambiente Asti. Ha esordito nella sua relazione dicendo che per effetto del riscaldamento globale ultimamente abbiamo avuto in pochi giorni la pioggia concentrata di molti mesi. E io penso: ma se il clima cambia, la pioggia si concentra in un periodo veramente lungo e non smette… non sarà stato qualcosa di simile, il diluvio universale? Un precedente cambiamento climatico del pianeta, poi “resettato a zero” in qualche modo dal pianeta medesimo?

Ha smesso di piovere, eh. Sospiro di sollievo.

Il paradosso dell’eterno presente e le colpe dei genitori

Miaoè? Carne in scatola anche domani?

Se ne è parlato con Bianucci, e l’argomento è uscito fuori di nuovo da solo questo giovedì, con Danilo Arona e Paolo Toselli. Odio ripetere i concetti ovvi proprio quando stanno diventando tormentoni, ma alla fine spesso i concetti sono veri per il fatto stesso che si diffondono. Risuonano nell’aria, vengono condivisi e per questo diffusi. Ok, è lunedì, dove sta il problema? Posso sbracare anch’io ogni tanto?

La frase è poi “il futuro non è più quello di una volta”. Non so se sia stato un filosofo moderno a pronunciarla per primo, so che suona come paradosso degno di Woody Allen ma è dannatamente vera. E lo confermano pure Zuzzurro e Gaspare, tornati a teatro quest’inverno con una pièce slogamandibole (=davvero, davvero divertente, c’è che loro sono rodatissimi) dal titolo e dall’argomento molto simile a questo. Ci si era fatti una certa idea di futuro, quella è svanita come neve al sole, e ora? Tutto è presente. Le interpretazioni sono molteplici, da quella politico/qualunquista – pensano solo a rimanere popolari nei sondaggi – a quella generazionale si sprecano.

Io che essendo un bamboccione ho un conflitto irrisolto continuo di frustrazione nei confronti della generazione dei miei genitori (insieme a molti altri traumi, claro), un sospetto ce l’ho. Penso che il passaggio sia stato proprio nell’arco di questi 30-40 anni, dalla giovinezza di una generazione che era cresciuta in un mondo che, appena esploso nel dopoguerra (grazie ai soldi ‘mmericani) si credeva infinito, destinato a un eterno progresso e infine alle astronavi raccontate dall’immaginario fantascientifico. Poi, pezzo dopo pezzo, è crollato tutto. Quelle stesse persone nell’arco di una vita si sono accorte che la loro percezione del mondo era totalmente sbagliata. E tra l’altro, non per dire, ma è quella generazione lì che tira i fili in questo momento in Italia (quando non va peggio ancora).

Non credi più in nulla, indi ti ritrovi a vivere alla giornata. Non è poi questa novità. Lo dicevano già Diogene e Gorgia da Lentini.

Presto altro materiale dalle conferenze di “Non c’è più il futuro di una volta”, magari i video. E pure una “filosofia di fine del mondo” un po’ più sensata delle mie. Sperando che i gremlins se ne stiano buoni e io abbia sufficiente cervello da parte.

Santificare l’acqua calda con il boiler acceso

Ma cosa ci dovranno mettere dentro tutti quei palazzoni?


Fine del mondo come lo conosciamo per “semplice” scoperta che tutto è limitato? Sarebbe quasi ora. Al primo incontro de “Il futuro non è fantascienza” due settimane fa, si è sollevata spontaneamente una curiosa questione. Se già con l’austerità e la prima crisi del petrolio negli anni Settanta si era capito che la nostra condotta ecologica non ci avrebbe portato lontano, perché non si è fatto nulla? In assenza di risposte, mi limito a rigirare la domanda, e se ne verrà l’occasione proverò a riproporla anche agli ospiti di stasera – che pure provengono da tutt’altro ambito.

Ha ragione Locomotiva quando dice che anche per le mobilitazioni di questo referendum espressioni come “democrazia partecipata” sono ancora ben lontane. E nel nostro caso, siamo stati davvero tre gatti e un Gatti. Ma personalmente mi riferivo alla mobilitazione più ampia di tutti gli altri. Perché come mi disse di persona Lee Stranahan, che partecipò attivamente alla campagna spontanea per Obama, la prospettiva che il proprio piccolo gesto serva a qualcosa esiste solo se hai la consapevolezza (speranza?) che altri, centinaia di altri, nello stesso momento stanno facendo a loro volta il loro piccolo insignificante gesto. Loro hanno portato all’elezione di Barack Obama.

Però, ora, non santifichiamo troppo la Rete. Per usare una metafora balenga, non santifichiamo l’acqua calda dimenticandoci che nell’altra stanza c’è un boiler che ce la scalda, e consuma energia che arriva da qualche altra parte.

Nel 2008 a New York mi colpì il racconto di un amico sulla costruzione di un nuovo grattacielo At&t in piena Manhattan. Sarebbe stato senza finestre: già, perché doveva essere interamente occupato da server. Un intero grattacielo di server. Ogni volta che usiamo internet, che clicchiamo un “like” su faccialibro, che rispondiamo a una mail, c’è almeno un gigantesco pc dall’altra parte che lavora. E consuma corrente elettrica. E produce (immagino) CO2.

Chi ha il sito e le mail su Aruba si è trovato poco più di un mese fa, in temporaneo blackout totale. Pare fosse colpa di un incendio. E chi vive attaccato al dispositivo mobile e tutto il resto, in overdose continua di informazioni, lo sa che la rete dei cellulari italiana sta per finire? C’è chi dice sì e chi dice no. Ma se ne parlava già l’anno scorso.

Le vie della Rete sono finite. O se preferite, limitate.

Fine del mondo, scrittori e sincronicità improbabile

Danilo Arona

Sarà per spirito “pop”, sarà perché avevo a portata di telefono uno dei maggiori “cantori” di determinati argomenti – lo so che il dark master si schermisce quando gli si fanno i complimenti, ma su, diamo a Danilo quel che è di Danilo – ma quando mi è balenato in testa l’argomento della fine del mondo come filo conduttore, le leggende sul 2012 sono state la seconda cosa di cui avrei voluto parlare. La seconda, non la prima. Perché prima mi interessava fare il punto sulle fonti di energia, già che c’eravamo in una data in anticipo sul referendum.

Poi, per formazione e sensibilità personale, non potevo non ricadere nel tema della narrazione – quella popolare, o “di genere”, e nella sua capacità di predire gli eventi. In un passo a Cronace di Bassavilla del citato Danilo Arona, ed. Dario Flaccovio, l’autore nella sua incursione lungo un’indagine soprannaturale che si costruisce tassello dopo tassello riporta una seconda mail dell’esperto di leggende urbane Paolo Toselli.

Paolo Toselli

La storia ricorrente fin qui nel libro ripercorre l’ormai frequentissima leggenda dell’autostoppista fantasma, Melissa, capelli ricci biondi e giubbottino rosso. Pensi che Danilo se la sia inventata, poi un numero imprecisato di leggende e storie lei legate fanno capolino nel mondo. E allora sorge il dubbio. Come per Toselli, che nella mail riportata nel libro cita storie analoghe provenienti dagli Usa. E si chiede come sia possibile una sincronicità di questo genere. Sincronicità, per dire poco.

Ne parliamo domani sera al Cruton dalle 21. Certo, il titolo richiama le profezie sulla fine del mondo, una strizzata d’occhio alla “moda”. E parleremo anche di quello. Mentre il sottotitolo fa riferimento alle “distrazioni di massa”, tanto per parlare, in un certo modo, di politica. Tradisce forse la mia opinione? Eh, pazienza. Tanto finirà come al solito in pane, salame e Barbera.

Referendum Week: i postumi

Prima o poi mi ripiglio. E’ che sono a pezzi. Ed è che da un lato vorrei evitare noiose analisi a posteriori. E c’è anche che avrei qualcosa da scrivere su quello che è sembrato il primo esempio di democrazia partecipata via Internet, sempre che sia questa l’espressione. Il modo migliore è parlarne con un mio conoscente americano che ha partecipato alla mobilitazione spontanea per la campagna elettorale di Barack Obama, che rimane probabilmente l’esempio più lampante in questo senso. Ma devo rovistare negli archivi per ritrovare il contatto, maledizione a me. Intanto, festeggiamo con l’unica vera Dancing in the moonlight che la storia del rock ricordi…

iGamers, Episodio #1, il briefing

Dopo tutto questo impegno, alleggeriamo la tensione con il primo episodio della serie umoristica scritta da me e disegnata dal giovanissimo Stefano Zanchi e uscita nel corso dell’anno sui vari numeri della rivista Cartoni. Stefano, tra l’altro, ha esordito su Topolino di questa settimana con due tavole autoconclusive. Clicca sopra per ingrandire la tavola, e ricordati di andare a votare!

Referendum Week: nucleare contro, ma pure qualche pro

Matti? Seguire? Naah... non direi niente del genere neanche se passassi vent'anni in esilio su un pianeta deserto...

I matti hanno gli amici che si meritano. E capita che gli amici dei matti a volte siano così matti da seguirli. Quindi un bel grazie a Locomotiva anche solo per il sostegno morale. E che un paio di cosette interessanti sul nucleare lui le aveva scritte anche prima della mia buffa chiamata alle armi. Cano dal canto suo punta il dito sulla questione più surreale di tutti. Meglio credere nel semplice errore?

Poi, sempre per la serie “chi non sa fare niente scrive, e chi non ha niente di interessante da scrivere linka o fa guest blogging” (ma perché, qualcuno vorrebbe davvero il tremendo post filosofeggiante di riepilogo che ha fatto addormentare me per primo mentre lo scrivevo? Beh, l’ho buttato) rimando a un altro che ha finalmente raccolto il mio appello, e qualcosa da dire sull’argomento nucleare ce l’ha: Davide. Anche lui linka un ulteriore post – sembra un attacco di faneghismo globale ma in realtà trattasi di costruzione di un discorso molto interessante, se vi va di seguire i link. Tanto per cambiare è colpa del solito Elvezio, e nei post compare un commentatore regolare di Davide con parecchie argomentazioni dettagliate pro nucleare. Vale la lettura, eccome.

E viene da chiedersi: ma perché non c’è stata una campagna anche a favore dei “no” dal basso? Mistero. Il nucleare per quanto mi riguarda rimane una tecnologia sbagliata per l’Italia del 2011, come dice Bianucci. Perché sono state fatte determinate scelte nel nostro paese nel passato (referendum anno 1987) e perché la storia ce ne ha dimostrato la pericolosità. Punto. Resta il sospetto che la questione sia stata gestita in modo troppo politico, e il risultato sarà “di pancia” più che “di testa”.

Ci vediamo, idealmente, in cabina elettorale.

Referendum Week: legittimo impedimento, le ragioni del “sì”

Guest blogging parte #2 a cura dell’avvocato Giacomo Massimelli, che mi ha gentilmente prestato una sua relazione sul tema.

1) La motivazione principale per votare “sì” al referendum si può fondare sull’art. 3 della Costituzione italiana che stabilisce che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge; se il Presidente del Consiglio, o i Ministri, hanno commesso o commettono reati devono risponderne come qualunque altro imputato senza privilegi.

2) Il Presidente del Consiglio ed i Ministri sono titolari del potere esecutivo, potrebbe essere pericoloso per la stessa vita democratica che gli stessi soggetti godessero anche di privilegi ed immunità dal punto di vista giudiziario.

3) Una norma come quella sul legittimo impedimento prevista dalla legge oggetto di referendum, dovrebbe comunque essere introdotta nel nostro ordinamento giuridico con legge costituzionale e non con legge ordinaria.

Referendum Week: legittimo impedimento, una spiegazione

Accolgo in questo spazio la relazione sul tema del legittimo impedimento, analizzata da un punto di vista squisitamente tecnico, dall’avvocato Giacomo Massimelli che già ha tenuto alcuni incontri sul tema. Seguirà, con il prossimo post, la sua personale proposta sul perché votare “sì” a quel determinato quesito.

1) In linea generale, il nostro ordinamento giuridico prevede il legittimo impedimento all’art. 420 ter c.p.p: “Impedimento a comparire dell’imputato o del difensore”. Tale articolo stabilisce che nel caso in cui l’imputato in un procedimento penale non si presenti all’udienza, e risulti che l’assenza è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore, o altro legittimo impedimento, il giudice rinvia l’udienza ad altra data.

L’impedimento dell’imputato può essere legato a questioni di salute, familiari, sociali o lavorative; tali motivi di impedimento non sono elencati dalla legge, e possono essere i più disparati. Ad esempio, nel caso di una malattia dell’imputato, tale impedimento deve essere dimostrato da una documentazione che dia piena prova della natura, dell’attualità della malattia e delle ragioni che la configurano; è evidente che generiche certificazioni dalle quali non si identifica la natura dell’infermità ed i suoi concreti profili ostativi non sono idonee a provare il legittimo impedimento.

In giurisprudenza anche la partecipazione ad un concorso pubblico, previsto in data coincidente a quella dell’udienza, costituisce legittimo impedimento al fine di ottenere il rinvio.

Il giudice mantiene comunque una certa discrezionalità in ordine alla rilevanza della prova dell’impedimento, ed alla sua concessione. Quanto sopra detto vale per tutti gli imputati.

2) Con la legge n. 51/2010 (legge sul legittimo impedimento oggetto di referendum), è stato introdotto un elenco di attività, funzioni e incombenze che vanno a costituire per legge un legittimo impedimento per colui che ricopre la carica di Presidente del Consiglio e per i Ministri; si può dire che quasi tutte le loro attività possono configurare un impedimento.

La legge prevedeva, nella sua versione originaria, un rinvio automatico delle udienze del Presidente del Consiglio ogni volta che la sua difesa avesse sollevato un impedimento legato alle attività di governo elencate nelle legge stessa; in tal modo veniva tolta al Giudice ogni possibilità di controllo.

La Corte Costituzionale (Sentenza n. 23/2011), dopo i ricorsi di costituzionalità proposti dal Tribunale di Milano nei confronti della suddetta legge (per violazione dell’art. 3 della Costituzione che stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge), ha eliminato l’automatismo del rinvio e nuovamente affidato al Giudice il controllo sull’effettività ed assolutezza dell’impedimento.

3) Il referendum verte quindi su quella parte di legge che non è già stata abrogata dalla Corte Costituzionale.

In sostanza l’oggetto del referendum è costituito dall’ art. 1 comma 1 della Legge n. 51/2010, che fissa l’elenco delle attività e delle funzioni del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri, che con la legge sono definite legittimo impedimento; in ordine a tale elenco, abbiamo però visto che la Corte Costituzionale ha restituito al Giudice un potere discrezionale di valutazione e di decisione sulla concessione o meno del rinvio dell’udienza.

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