Il gatto mi ha mangiato i libri

Parole, storie, immaginario e laicità intellettuale

Archivi Mensili: maggio 2011

Il mondo è finito? Parliamone. Con Piero Bianucci

Piero BianucciLo spunto è proprio quello, la fine del mondo. Sono tanti gli scrittori che ne parlano, e sempre più spesso. Danilo Arona è uno di loro. Che voglia dire qualcosa o meno, l’anno scorso due progetti a fumetti su tre che mi sono portato dietro alla New York Comicon parlavano di una sorta di post apocalisse; senza che l’avessi fatto apposta, e senza che io sia una persona particolarmente pessimista o emo (per quello sono troppo vecchio, e per mia fortuna ho avuto un’adolescenza segnata dall’heavy metal anziché dal grunge, perciò sono al di sopra di ogni sospetto).

Visto che chiacchierare chiacchiero tanto, la faccenda dell’apocalisse già passata è diventata un mio tormentone, per il dispiacere di chi mi capita a tiro – per esempio una mail sterminata a un talentuoso attore con cui sono in contatto per ragioni geografiche e perché all’università facevo copiare sua sorella. Non mi ha mandato a stendere, anzi ha concordato, pensa te.

Un po’ è di moda, un po’, personalmente, penso che ci si accorga da qualche “vibrazione” che i paradigmi del passato sono crollati, e per andare avanti abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo. Per pragmatismo sabaudo cronico la mia reazione è: ok, il mondo è finito. Sediamoci e parliamone per vedere cosa si può fare dopo.

Poi, una certa mia allergia alla cultura nella torre d’avorio e alla chiacchiera soporifera di alcuni conferenzieri mi ha portato a cercare di costuire un percorso comune, con spunti “pop”, su alcune delle tematiche più “calde”, e su cui avevo a portata di mano un personaggio adeguato, che unisse la competenza alla buona capacità comunicativa. Nel caso di Piero Bianucci, un’ottima persona incontrata in più occasioni, e che si è gentilmente dimostrata disponibile a partecipare. Lo scopo è parlare di nucleare, fonti di energia alternative e dintorni. Referendum anyone?

Wikipedia è molto esauriente per quanto riguarda l’illustre ospite, e mi ricorda la follia di portare un personaggio del suo calibro in un comune di 280 abitanti circa. Però, però, ci sono parecchi altri comuni intorno, e per quanto riguarda i centri maggiori: Asti è solo a una trentina di chilometri, Acqui Terme meno, Alessandria qualcosina in più. Nessun problema di traffico o di parcheggio, aria buona, brindisi di buon vino rosso alla fine – è pure un giorno di festa. E c’è un ottimo ristorante a due passi due dal teatro, ma su questo sono di parte per campanilismo. Google maps? Here.

Ho quest’idea assurda secondo cui oggi, con l’aria che tira e l’overdose di contenuti, l’unico atto veramente politico sia tentare di diffondere informazioni il più possibile corrette, neutrali nonché comunicate in modo piacevole. Quindi, che dire: ci proviamo.

Qui sotto il programma integrale testuale, così Locomotiva e i ragnetti di google sono contenti:

Il futuro non è fantascienza

Conferenze pop alla fine dell’universo

2-16-30 giugno 2011 Teatro Civico “Cruton” di Vaglio Serra (At)

Se c’è un centro luminoso nell’universo, questo è il luogo che ne è più lontano. Luke Skywalker

 Per due gocce d’acqua… non sarà mica la fine del mondo! Noè

Giovedì 2 giugno, ore 21

Nucleare, petrolio, fonti alternative. Quanta energia ci rimane?

Ne parliamo con Piero Bianucci, giornalista de La Stampa, divulgatore scientifico e fondatore di Tuttoscienze.

Giovedì 16 giugno, ore 21

2012: paura, leggende e altre distrazioni di massa

Ne parliamo con Danilo Arona, scrittore e divulgatore sui temi del soprannaturale e Paolo Toselli, giornalista di Focus ed esperto di leggende contemporanee.

Giovedì 30 giugno, ore 21

L’Occidente annaspa, il Nordafrica brucia, la guerra continua

Ne parliamo con Sergio Grea, scrittore, docente universitario ed ex dirigente nel settore petrolifero.

Gli incontri sono moderati da Fulvio Gatti, giornalista, assessore alla cultura.

Interviene Davide Mana, ricercatore e blogger.

Il gatto si è morso la coda

Ok, un post che non dovrebbe esserci, secondo Davide. Ha quasi ragione, in effetti. E io sono un po’ cronologicamente desincronizzato – neanche avessi un Tardis – visto che prima faccio girare le mail e poi butto su sul blog. Poi, mica posso lamentarmi se mi rubano l’anteprima qui e qui. Ma fa caldo e sono giornate di corsa – sempre che una giornata possa essere di corsa… occhei, occhei, basta chiacchiere.


Più o meno la storia è questa. C’è un assessore alla cultura di 28 anni con uno stravagante background. C’è un sindaco che lo asseconda, perché giovinastro pure lui. Un piccolo paese, qualche idea, qualche gentile ospite che viene persin giù dal capoluogo e tanta voglia di fare. In linea di massima, sono poi solo tre argomenti di cui mi faceva piacere parlare con qualcuno che avevo già conosciuto e che sapevo essere buon comunicatore e disponibile a rispondere alle domande mie e dei presenti. Per capire, e provare a fare scelte ragionate quando tutti, sempre più, sembra che abbiano come unico scopo farci ragionare di pancia. Fare i rinoceronti, insomma, con buona pace di Ionescu. Senza offesa per i simpatici pachidermi, preferisco di gran lunga restare un gatto.

p.s. sono di corsa perché praticamente parcheggiato ad Asti al Festival del Paesaggio Agrario, se qualcuno è da quelle parti…

L’overdose dei contenuti – Episodio #1

Anche a zio Burgess mancava il tempo di leggere...

L’assunto è molto semplice: tutti noi oggi abbiamo più contenuti di quelli che riusciamo a consumare. Ed è una cosa piuttosto matematica: me ne sono accorto quando la pila di libri da leggere ha cominciato a non scendere, quando ho cominciato a dimenticarmi o a cancellare prima di vedere film registrati dalla tv – e lì i canali digitali hanno la loro parte di colpa anche se in famiglia ci siamo sempre tassativamente rifiutati di acquistare la parabola e i canali satellitari connessi. Aggravante sono perlomeno per me le ormai frequenti visite in varie biblioteche – più un dramma che altro, vista la necessità di lettura a scadenza – gli scatoloni fermi di libri anche stravaganti donatimi con l’obiettivo di andare a rimpolpare la famosa biblioteca-civica-da-rimettere-in-piedi (questo lo racconto un’altra volta) e che in effetti non fanno altro che solleticare la mia tendenza alla serendipità nelle letture. Per non parlare degli ebook gratuiti, che tanto non leggo finché non avrò una periferica adatta.

E poi c’è la quantità di produzione pregressa meritevole di recupero. Se anche rimanessi solo sulla Terra come Robert Neville, avrei comunque di che leggere/consumare per tutta la vita mentre i vampiri, là fuori, fanno casino. Insomma, non è un pensiero che mette di buonumore chi ambisce a produrre professionalmente contenuti. Perché qualcuno dovrebbe pagare per leggermi quando non ne ha neanche il tempo? E rimane – equiparando qualsiasi tipo di “segnale”, per dirla in modo in cui piacerebbe a Davide – l’unica forte ragione contraria a proseguire questo blog.

[E tra l'altro: non ho ancora letto i vari commenti sul contropost di Davide. Avevo bisogno prima di dimostrare a me stesso che in quel post stavo davvero scherzando...]

Nelle scorse settimane ho letto diversi contratti per la distribuzione digitale. E qua e là salta fuori l’innovativa formula del pagamento non tanto del singolo file, quanto un abbonamento a un flusso di contenuti da parte di singola fonte. Ne avevo sentito parlare come soluzione alla pirateria musicale, e mi sembrava originale. Poi ci ho ripensato: non è niente di più che l’abbonamento a un canale satellitare o digitale terrestre specialistico. Altro che futuro…

Però, però… forse la retribuizione dei nuovi contenuti potrebbe giocarsi su tutt’altra direzione. Se c’è e ci sarà una sovrabbondanza di contenuti rispetto al tempo per consumarli, il fatto stesso che una striscia o un episodio animato o un post di blog trattengano la nostra attenzione da qualche parte per un tot tempo, dovrebbe essere sufficiente per convincere un inserzionista a cacciare la grana.

“Io produttore di beni ti pago creatore di contenuti perché riesci a catturare l’attenzione del consumatore in overdose.”

Certo: più canali, più nicchie, meno soldi per più gente. Anche se non è detto.

5 buone ragioni per NON avere un blog

Fotografia a tradimento scattatami da Paolo Moisello a Torino Comics 2011, sorprendente a tema. Perché sfoggio il cellulare per una ragione stupidissima, e perché l'espressione non mi fa apparire particolarmente intelligente. Anche se matto, beh, probabilmente non lo sono abbastanza.

Ricordo un vecchio articolo pubblicato su un sito qualche eone fa in cui paragonavo chi telefona in strada ai matti: sempre di persone che parlavano da sole ad alta voce si trattava. Neanche a dirlo, accennavo di preferire i matti. E visto che il gatto perde il pelo ma non il vizio, ora il matto mi metto a farlo io e porto alla luce un po’ di motivi per cui il blog è stato fermo tutto questo tempo. Perché è meglio non avere un blog che averlo?

1) Perché è come parlare ad alta voce da soli, appunto, quando nessuno può sentirti.

2) Perché, contemporaneamente, è come parlare ad alta voce da soli quando chiunque nel mondo può sentirti. E cogliere ogni minimo svarione, e giudicarti, e criticarti. E non è neanche detto che lo saprai mai! (I know, that’s paranoia grado 35, ma sono solo un figlio della mia epoca!)

3) Perché è dannatamente narcisista e bisogna essere dannatamente sicuri di quello che stai facendo. E magari non avere ogni cinque minuti il desiderio di cancellare tutto. Sì, anche essere narcisisti è essere figli della propria epoca, come vedremo in un prossimo post. Che non scriverò, chiaro.

3 bis) perché non sarà mai credibile come ragione vera, ma comunque ammetto a volte di pensarlo. Perché scrivo solo se mi pagano. Ah, ah, ah. Adesso, perché qualche anima buona mi paga per quello che scrivo, a intervalli molto irregolari, non vuol dire che tutto quello che scrivo meriti di essere pagato. Però, ho smesso di scrivere recensioni sui film perché – dai, che noia, di cinema tutti ne sanno tutti ne scrivono e tutti hanno un loro dettagliato punto di vista da comunicare al mondo. E la sostanza era: non scrivo più recensioni di film se qualcuno non me le paga. Nessuno mi ha più pagato per scrivere di cinema, pace, vivo benissimo lo stesso e parecchie volte non ho niente da dire su un film appena visto e ne vado fiero!

4) Perché c’è una cosa che mi diverto a chiamare “overdose dei contenuti”. E sarebbe una cosa interessante di cui scrivere proprio su un blog, ma non lo farò, vero? Neanche se menzionandola di sfuggita mi hanno dato ragione alcuni personaggi che la sanno più lunga di me fosse solo per tempo più prolungato di permanenza su questo pianeta. Insomma, upside down, il fatto di poter aggiungere contenuto di dubbio valore allo scibile con qualche tamburellamento su una tastiera e un paio di clic non è una buona ragione per farlo.

5) Perché fuori c’è il sole, e mi piace respirare, e mi piace avere una vita. No?

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