
"Ma non potevi sposare semplicemente la tua governante?" "Sì, ma non ci sarebbe stato il film!"
Steve Kaplan, a giudicare dall’intestazione del suo sito web, è uno dei più importanti script guru per quanto riguarda il genere commedia/comico. Quello che mi ha colpito delle sue lezioni, a parte la quantità di battute a raffica che le rende molto divertenti, è la lucidità delle sue tesi, in alcuni casi degne di essere messe alla base di qualsiasi “insieme di regole” un aspirante narratore si proponga di rispettare.
Ne espongo qui una in particolare, che mi capiterà di riprendere. Secondo Kaplan, quando raccontiamo una storia – secondo gli schemi narrativi commerciali/di genere – partiamo sempre da una enorme bugia che lo spettatore deve prendere per vera. Dopo di essa, tutte le conseguenze, svolte, reazioni dei personaggi devono essere credibili (cioè “sincere”), o la storia non funzionerà. Insomma:
Nella tua storia, puoi permetterti una sola, grossa bugia. Dopodiché devi dire la verità.
Siamo dalle parti di un concetto non sempre chiarissimo chiamato a volte “patto narrativo”, a volte “contratto di veridizione”, che sta alla base di tutte le storie fantastiche. In questo caso, però, la questione della bugia e delle successive verità rende tutto molto più chiaro e permette di andare oltre. Esempi pratici:
Big: la grande bugia è che un bambino possa svegliarsi un bel giorno tramutato in adulto. Ma la prosecuzione della storia riguarda le perfettamente realistiche reazioni (con relativi effetti comici) che avrebbe un bambino nel corpo di un adulto;
Jurassic Park: mentiamo sul fatto che alcuni scienziati abbiano ricreato i dinosauri a partire dal loro dna ritrovato in una zanzara fossile. Ma tutte le conseguenze sono perfettamente logiche: ricerche del genere richiederebbero grandi capitali ed ecco quindi il miliardario John Hammond – parte stessa della nostra bugia;
Io vi dichiaro marito e… marito: la bugia sta nel fatto che il vedovo Larry, vigile del fuoco, per garantirsi una pensione ed essere certo che i suoi figli non rimangano da soli se lui morisse in servizio arrivi addirittura a chiedere al suo amico Chuck di fingersi omosessuale e sposarlo.
Ho incluso l’ultimo esempio per dimostrare che la regola vale anche al di fuori del fantastico, per esempio in commedie dagli spunti originali. E’ in questo caso che la “bugia” si configura più come una semplice “forzatura” della verosimiglianza. Nel mondo reale Larry troverebbe probabilmente un’altra soluzione, ma in questo modo perderemmo tutti gli equivoci divertenti che quasi “si scrivono da soli”; nel cinema invece è accettabile forzare un po’ la mano, proprio perché è lo spunto iniziale, la premessa da cui scaturisce l’intera vicenda. L’unica bugia che può permettersi.
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