1) Modello: se il cinema horror classico muore nel 1968, spazzato via da George Romero e La notte dei morti viventi, Mel Brooks e Gene Wilder a pochi anni di distanza dimostrano che il genere ha ancora qualcosa da dare – ribaltandolo con le armi della parodia, ma senza dimenticare un certo affetto per il “bel cinema di una volta”
2) Interpreti: basterebbe elencarli. Gene Wilder è il volto stesso del cinema umoristico più stralunato e fuori dagli schemi. Peter Boyle è un bambino nel corpo di un omone calvo – insomma il lato buono della creatura. Marty Feldman è… Marty Feldman! Hai detto poco?
3) Anti-banalità: si scherza anche sul sesso, ma non dove te lo aspetteresti. C’è un cieco e un’intera scena di gag causate dalla sua cecità – ma nessun pugno nelle parti basse. Vedere per credere:
4) Tenerezza: nonostante la parodia e le gag, non è un film demenziale sbiellato bensì ha una storia che regge, con una tenerezza particolare nei confronti del mostro degna di quella pensata da Mary Shelley al momento in cui scriveva il libro originale
5) Adattamento: Mario Maldesi e il suo staff fecero un lavoro eccellente nel reinterpretare (e a volte reinventare del tutto) i giochi di parole.
Sì, un grande film, ma: —se il cinema horror classico muore nel 1968, spazzato via da George Romero e La notte dei morti viventi…—
Perchè, cosa cambia col film di Romero e come era prima?
Hai perfettamente ragione, è che sto ancora aggiustando il tiro sulla scrittura da blog e certe informazioni che do per scontate ogni tanto mi “scappano”…
Ti devo un post al riguardo, che arriverà quanto prima. Grazie per la lettura & il feedback!
Frankenstein Jr. è un grande film perché rispetta profondamente il film originale di Whale.
Tanto che ne riprende i set, le inquadrature, le luci.
Allo stesso modo, Frankenstein Jr. rispetta il pubblico – gli fa credito di una intelligenza ed una cultura tali da poter osare qualcosa in più.
“Putting On The Ritz”, ad esempio.
Come nel caso dei romanzi di Terry Pratchett – bisogna conoscere molto bene e rispettare ciò che si deride – o si degenera, o si sbaglia clamorosamente la mira.
Mai letto “Bimbos of the Death Sun”?
Appunto.
Uhm…personalmente credo invece che quando l’unico modo per affrontare un genere sia tramite il suo totale ribaltamento parodico, il genere sia ampiamente esaurito.
La parodia segnala sempre per lo meno una stanchezza, una necessità di rinnovamento.
Fare un film su Frankenstein dopo Frankenstein Jr. richiede un ripensamento totale dei cliché, o in sala il pubblico ripeterà a bassa voce le battute di Gene Wilder nei momenti meno oportuni.
E ci hano anche provato, a ripensare Frankenstein – di solito con risultati mediocri.
La parodia è parte del necessario meccanismo di rinnovamento del genere.
Aggiungo, con quegli otto mesi di ritardo, che di “The Young Frankenstein” c’è anche il musical, che ho fatto in tempo a vedere a Broadway prima che chiudesse.
Musical che è stato abbastanza spernacchiato dalla critica, peraltro.
Perché il musical riprende praticamente paro paro il film portandolo di peso sullo spartito come uno “show boat”.
I critici l’hanno bollato come “vecchio”.
E se fisse stato un doppio omaggio carpiato? Una affezionata parodia del genere horror portata sul palco come affettuosa parodia del musical che fu?
O forse che Mel Brooks ha anche i suoi bravi ottanta e fischia anni.
Basta fare un giro sulla rete per trovare il CD del musical: Basta leggere la scaletta, c’è tutto il film. Alcune parti sono raccontate in musica, altre sono allungate.
Inga che canticchia “dai, dai, fieni anghe du” diventa Roll in The Hay, e il semplice dottore che si dimena nel letto “Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me” diventa Join the family business.
La Blucher in versione Angelo Azzurro con sedia e reggicalze in He Vas my boyfriend, Il cieco che canta Send me Someone e quant’altro.
L’unica aggiunta è attorno alla fidanzata, Elizabeth, che viene tratteggiata un po’ di più come “The adorable madcap fiancée” col codazzo di visagisti, truccatori ed astrologi, per fare l’ingresso “Surprise” e trovare il dottore e Inga sul tavolo operatorio…
Ma resta lo spirito della Elisabeth della Kahn, dato che ha tutte le canzone “biricchine” dal Please don’t Touch me (leggete il testo) al gran finale in cui scopre di aver trovato nel mostro il Deep Love.
E se ne facessero un film? In fondo, con Per Favore, Non Toccate Le Vecchiette Brooks ha vinto un Oscar (fregando Clarke come sceneggiatore di 2001, mica cotiche), da cui ha tratto un musical, da cui hanno fatto il film musicale “The Producers” (e, parere personale, meglio il film musical che l’originale con Gene Wilder. Oh, fucilatemi. A me piace di più)
Mel ha già detto di no, non se ne parla di mettere “YF The Musical” su pellicola, e pare stia bollendo una versione musical di Blazing saddles per Broadway.
E io son combattuto all’idea di mettere accanto alla pietra miliare “The Young Frankenstein” la sua versione ballata e cantata, che a mio parere rende tanto quanto.
Sì, un grande film, ma: —se il cinema horror classico muore nel 1968, spazzato via da George Romero e La notte dei morti viventi…—
Perchè, cosa cambia col film di Romero e come era prima?
Hai perfettamente ragione, è che sto ancora aggiustando il tiro sulla scrittura da blog e certe informazioni che do per scontate ogni tanto mi “scappano”…
Ti devo un post al riguardo, che arriverà quanto prima. Grazie per la lettura & il feedback!
Frankenstein Jr. è un grande film perché rispetta profondamente il film originale di Whale.
Tanto che ne riprende i set, le inquadrature, le luci.
Allo stesso modo, Frankenstein Jr. rispetta il pubblico – gli fa credito di una intelligenza ed una cultura tali da poter osare qualcosa in più.
“Putting On The Ritz”, ad esempio.
Come nel caso dei romanzi di Terry Pratchett – bisogna conoscere molto bene e rispettare ciò che si deride – o si degenera, o si sbaglia clamorosamente la mira.
Mai letto “Bimbos of the Death Sun”?
Appunto.
A beneficio di chi passasse di qua: Davide racconta il famigerato romanzo che cita a questo link http://strategieevolutive.wordpress.com/2009/07/13/scottature/
Uhm…personalmente credo invece che quando l’unico modo per affrontare un genere sia tramite il suo totale ribaltamento parodico, il genere sia ampiamente esaurito.
La parodia segnala sempre per lo meno una stanchezza, una necessità di rinnovamento.
Fare un film su Frankenstein dopo Frankenstein Jr. richiede un ripensamento totale dei cliché, o in sala il pubblico ripeterà a bassa voce le battute di Gene Wilder nei momenti meno oportuni.
E ci hano anche provato, a ripensare Frankenstein – di solito con risultati mediocri.
La parodia è parte del necessario meccanismo di rinnovamento del genere.
Aggiungo, con quegli otto mesi di ritardo, che di “The Young Frankenstein” c’è anche il musical, che ho fatto in tempo a vedere a Broadway prima che chiudesse.
Musical che è stato abbastanza spernacchiato dalla critica, peraltro.
Perché il musical riprende praticamente paro paro il film portandolo di peso sullo spartito come uno “show boat”.
I critici l’hanno bollato come “vecchio”.
E se fisse stato un doppio omaggio carpiato? Una affezionata parodia del genere horror portata sul palco come affettuosa parodia del musical che fu?
O forse che Mel Brooks ha anche i suoi bravi ottanta e fischia anni.
Basta fare un giro sulla rete per trovare il CD del musical: Basta leggere la scaletta, c’è tutto il film. Alcune parti sono raccontate in musica, altre sono allungate.
Inga che canticchia “dai, dai, fieni anghe du” diventa Roll in The Hay, e il semplice dottore che si dimena nel letto “Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me” diventa Join the family business.
La Blucher in versione Angelo Azzurro con sedia e reggicalze in He Vas my boyfriend, Il cieco che canta Send me Someone e quant’altro.
L’unica aggiunta è attorno alla fidanzata, Elizabeth, che viene tratteggiata un po’ di più come “The adorable madcap fiancée” col codazzo di visagisti, truccatori ed astrologi, per fare l’ingresso “Surprise” e trovare il dottore e Inga sul tavolo operatorio…
Ma resta lo spirito della Elisabeth della Kahn, dato che ha tutte le canzone “biricchine” dal Please don’t Touch me (leggete il testo) al gran finale in cui scopre di aver trovato nel mostro il Deep Love.
E se ne facessero un film? In fondo, con Per Favore, Non Toccate Le Vecchiette Brooks ha vinto un Oscar (fregando Clarke come sceneggiatore di 2001, mica cotiche), da cui ha tratto un musical, da cui hanno fatto il film musicale “The Producers” (e, parere personale, meglio il film musical che l’originale con Gene Wilder. Oh, fucilatemi. A me piace di più)
Mel ha già detto di no, non se ne parla di mettere “YF The Musical” su pellicola, e pare stia bollendo una versione musical di Blazing saddles per Broadway.
E io son combattuto all’idea di mettere accanto alla pietra miliare “The Young Frankenstein” la sua versione ballata e cantata, che a mio parere rende tanto quanto.