E’ una tendenza recente, improvvisamente diventata quasi moda. O forse una necessità per fronteggiare chiari limiti di una sceneggiatura? Non azzardo giudizi definitivi, ma una cosa è certa, il fenomeno della battuta “E’ finita” pronunciato da un personaggio per annunciare la chiusura di una storia (o meglio ancora, la risoluzione del suo conflitto centrale) è oramai talmente diffuso da meritare un commento.
I film che lo fanno e che mi vengono in mente al volo sono due. Serenity: lo dice Malcolm Reynolds quando ritorna dai suoi compagni, alla fine di un climax abbastanza efficace da farti temere che che tutti quanti i buoni della storia ci lascino la pelle. Nel primo Le cronache di Narnia lo pronuncia invece il leone Arslan, a fine della battaglia finale – e questo è l’esempio dell’uso negativo. Perché quando la battuta “di spiegazione” diventa necessaria per capire che la storia è finita… beh, direi che qualcosa, nell’impatto emotivo o nella struttura della storia stessa, non va.
I film in cui succede sono infiniti altri, soprattutto blockbuster e soprattutto dell’ultimo decennio. Al suo primo utilizzo doveva trattarsi di una battuta niente male, essenziale e secca, degna di uno Schwarzy o epigono (e probabilmente almeno una volta l’ha detta). Ma ricordo che alla visione in sala di Narnia mi colpì particolarmente perché il film vorrebbe essere un fantasy con battaglie, ma è anche un film della disney, per bambini, così cerca di limitare e nascondere la violenza il più possibile – taglia sequenze, lascia fuori campo, schiva passaggi logici. Al punto che la battuta di Arslan finisce per servire davvero a mettere la parola “fine” all’ultima battaglia.
In fondo, è poi solo un espediente per ottenere chiarezza, e può anche andarmi bene. Almeno finché non metteranno grandi frecce colorate a distinguere i buoni (in bianco) dai cattivi (in nero).
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