Vi farò riferimento spesso, quindi tanto vale partire con un piccolo elenco di domande&risposte essenziali.
Che cos’è il viaggio dell’eroe? Un libro?
Sì, ma non solo. Il libro c’è ed è stato scritto dallo story editor Chris Vogler, ce n’è un’edizione italiana pubblicata da Dino Audino editore. Ma non date fiducia a chi dice che quel libro è la sua bibbia, dato che Vogler riesce a malapena a scalfire un argomento vastissimo. Il viaggio ell’eroe è la struttura narrativa a cui sono riconducibili quasi tutti i film americani.
In quali film lo si trova, in quali no?

Al Pacino e Gene Hackman in viaggio nel raro cult "Scarecrow"
Finché rimaniamo nell’ambito del cinema americano mainstream, che è la maggioranza di quello che giunge da noi, potremmo dire tutti. Sicuramente tutti i blockbuster vi pescano a piene mani. Oggi in molti casi anche il cinema europeo e parte di quello asiatico (il Giappone in testa, ma il Giappone ha sempre avuto un legame particolare con l’occidente) lo utilizzano. Al contrario, la scena indipendente americana, e in particolare i film drammatici e di personaggi, a volte lo evita o ne fa un uso molto più sottile.
Come mi accorgo della differenza?
Dalla percezione del film. Se ti aggancia dall’inizio, con un protagonista in cui tendi a identificarti, segui con lui/lei gli ostacoli affrontati, temi i pericoli e assisti alla risoluzione, fino al lieto fine in cui la tensione si scioglie e la storia si conclude… ecco il viaggio dell’eroe. Nelle forme più nude e crude lo troviamo in Star Wars e in tutti i film di azione, fantastici, di fantascienza, on the road e così via. A differenza di un film che non lo segua, uno in cui il viaggio dell’eroe è presente (sempre che funzioni bene e la storia sia credibile e coerente, ma questo è un altro paio di maniche!) ti lascia a fine visione una sensazione piacevole, di viaggio concluso.
Perché il viaggio dell’eroe è così importante?
Perché funziona! E con questo intendo anche a livello commerciale, perché il viaggio dell’eroe parla direttamente all’intimo di ciascuno di noi. Si tratta di una struttura radicata della mente umana, che imita il Percorso Umano per eccellenza – la crescita, dall’incontro con il mondo degli adulti e le sue insidie allo stabilirsi ufficiale come cittadino dell’universo della maturità.
Ma vale solo per i film?
Non esattamente. I film, per lunghezza, sono la forma narrativa ideale a farne uso – anche perché l’hanno adattato a propria immagine. Le altre forme narrative possono farvi riferimento alla lontana, o usarlo integralmente, soprattutto nei casi in cui hanno come riferimento il cinema stesso.
Se uso il viaggio dell’eroe la mia storia sarà automaticamente un capolavoro?
No. Una brutta storia con un viaggio dell’eroe perfetto resterà una brutta storia. Anche se mi vengono in mente parecchi esempi di questo tipo nel cinema Usa degli ultimi anni…
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Vogler lo leggo e lo uso tuttora. Mi piacerebbe leggere L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell, una delle fonti del Viaggio dell’eroe. Forse, rispetto a Vogler, Campbell parla più di letteratura.
Campbell dovrebbe direttamente andare a parare sulla mitologia, e molto meno sulla sua applicazione alla narrazione. Forse sarebbe ora che mi decidessi a cercare la versione originale di quel libro, visto che quella in italiano è una chimera… ben trovato, Andrea!
C’è un interessante articolo del solito David Brin (recuperabile credo attraverso il suo blog), apertamente critico rispetto al modello del “viaggio dell’eroe”, non per manchevolezze del sistema di metafore che esso rappresenta, ma perché negli ultimi anni non ha praticamente lasciato alcuno spazio a qualsivoglia impostazione alternativa della narrazione.
Insomma – è un approccio alla narrativa straordinariamente efficiente, ma non è l’unico.
A Hollywood molti se ne sono dimenticati.
Idem nell’ambito del fantastico.
Julia Cameron (ex signora Scorsese), ha delineato un sistema alternativo (che coinvolge anche un approccio alla scrittura come attività fisica e intellettuale) nel suo massiccio “The Artist’s Way”, che rielabora alcuni elementi del lavoro di Vogler, aprendo un maggior numero di opzioni.
Su Campbell, intanto, ne consiglio vivamente la lettura, ma ancora una volta, non facciamone l’ultima parola, ma la prima…
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Non sono molto d’accordo con quanto segue….
Come mi accorgo della differenza?
Dalla percezione del film. Se ti aggancia dall’inizio, con un protagonista in cui tendi a identificarti, segui con lui/lei gli ostacoli affrontati, temi i pericoli e assisti alla risoluzione, fino al lieto fine in cui la tensione si scioglie e la storia si conclude… ecco il viaggio dell’eroe.
Questo schema è stato teorizzato da moltissimi altri, ben prima di Vogler, e in parte già da aristotele. concetti come identificazione, conflitto, risoluzione sono usati da tutti i teorici della narrativa e del cinema. Non sono affatto tipici di Vogler…
Ma secondo te è sbagliato parlare della teoria del viaggio dell’eroe a prescindere da Vogler? Anch’io lo considero l’ultimo arrivato – vedi risposta alla prima domanda. E secondo me non è neanche tutta farina di di Joseph Campbell, che alcuni considerano il padre di tutto. Piuttosto risaliamo appunto ad Aristotele, che già parlava dei tre atti, dei generi tragedia vs commedia, ecc…